Il Segretario generale
sulla legge di stabilità

Concretamente da
Marco Paolo Nigi

Noi vogliamo una diminuzione forte della pressione fiscale per lavoratori e anche per impresa; la scelta che fa la Finanziaria è una scelta sbagliata perché si vanno a prendere dei soldi da altri lavoratori per poter pagare il cuneo fiscale. Noi da tempo proponiamo di andare a fare una lotta vera, seria, serrata a tutto il sommerso. Tutta l’evasione in un Paese come l’Italia, si stima di circa 100mld e per colpire l’evasione e il sommerso bisogna andare all’inizio della catena della distribuzione non alla fine.

Proprio sulla legge di stabilità noi vogliamo un taglio vero, consistente sul cuneo fiscale, un grande coraggio.

Porto l’esempio del Giappone. Il Giappone ha un debito pubblico come il nostro, forse di più; è un Paese che si regge sull’esportazione, un Paese che non va bene economicamente. Cosa ha fatto? Ha levato quasi il 30% della pressione fiscale e questo ha portato una crescita improvvisa del PIL, quindi vuol dire che la formula, che quello che strozza l’aumento del PIL, è proprio la pressione fiscale, questo strangolamento delle tasse sul lavoro comprimendolo e uccidendolo.

 

Non c’è privacy sui compensi accessori

Anche i compensi vanno pubblicati

L’art. 6, comma 2, del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 29 novembre 2007, ancor oggi in vigore, sancisce che “è materia di informazione successiva i nominativi del personale utilizzato nelle attività e progetti retribuiti con il fondo d’istituto”.

Nulla dice il contratto sulla pubblicazione dei compensi accessori corrisposti al personale della scuola, pubblicazione che, in base al provvedimento di n° 431/2012 del Garante della Privacy violerebbe il codice dei dati personali, DL n° 196/2003.

L’ARAN, con la nota prot. n° 0010189/2013 del 30 agosto 2013, trasmessa in risposta al quesito proposto a riguardo da una istituzione scolastica e diffusa dall’USR Campania con la nota prot. 8415 del 30 ottobre 2013, esprime il parere che “il dirigente scolastico, al fine di fornire un prospetto riassuntivo alle RSU nel rispetto dell’autonomia negoziale e nel quadro delle relazioni sindacali improntato ai criteri di comportamento di correttezza, di collaborazione e di trasparenza, dovrebbe da un lato pubblicare i nominativi ai sensi del succitato art. 6, comma 2, del CCNL 29 novembre 2007 e, dall’altro, pubblicare l’importo complessivo dei compensi accessori distinti per voce e tipologia“.

Novità nel decreto in discussione

Introdotta qualche novità

A dieci giorni dalla scadenza del decreto legge approvato a settembre, la Camera dei deputati dà il via libera al “pacchetto scuola”. Ora il provvedimento passerà all’esame del Senato, per l’approvazione definitiva che deve avvenire entro l’11 novembre.

Sui dettagli, dai libri digitali “fai da te”, all’inglese obbligatorio fin dalle scuole materne, ci sono importanti novità.

Intanto arrivano i primi soldi per risollevare il diritto allo studio.

Le borse di studio

Cento milioni finanzieranno il fondo per le borse di studio degli studenti universitari a partire dal 2014 e per gli anni successivi: uno stanziamento non temporaneo, quindi, che il Ministero si impegna a pubblicizzare attraverso opuscoli informativi da inviare per Email entro il 31 marzo a tutti gli studenti degli ultimi due anni delle Superiori. Altri quindici milioni copriranno le spese di trasporto e pasti degli studenti meritevoli ma privi di mezzi, con un occhio di riguardo a quelli con disabilità.

Assunzioni e graduatorie

L’unica graduatoria che viene toccata è quella dei dirigenti scolastici: si trasforma da graduatoria di merito in graduatoria ad esaurimento, con l’obbligo di assumere i 2.386 presidi in lizza prima di bandire un nuovo corso-concorso, che sarà la nuova modalità per selezionarli.

Per le assunzioni, sarà definito un piano triennale di immissioni in ruolo per un totale di 69 mila docenti e 16 mila ATA. Via libera anche all’assunzione a tempo indeterminato di oltre 26 mila insegnanti di sostegno, che, alle Superiori come alle Medie, apparteranno ad un’unica classe di concorso.

L’orientamento

Si comincia all’ultimo anno delle Medie, si prosegue negli ultimi due anni di liceo o istituto professionale. Si chiama orientamento ed è uno dei cardini del decreto, che punta con 6,6 milioni a fare degli studenti di oggi dei lavoratori domani: a partire dal triennio 2014-2016, al via la sperimentazione con formazione in azienda e contratti di apprendistato.

Il bonus maturità

Col via libera alla Camera, più vicino l’ingresso degli esclusi dal bonus maturità nelle università a numero chiuso. Gli studenti reintegrati saranno iscritti, subito o l’anno prossimo, nelle università secondo il punteggio complessivo ottenuto e l’ordine di preferenza indicato al momento del test.

Minore attesa per i trasferimenti

Per gli insegnanti arriva anche un’importante novità: il periodo di servizio necessario per la richiesta di trasferimento interprovinciale si riduce da cinque a tre anni: in questo modo sarà più veloce riavvicinarsi alla propria provincia per chi, pur di ottenere una cattedra, ha accettato trasferimenti in altre città.

Sintesi di articoli dal “Sole 24ore” e dal “Corriere della sera”

Comunicato unitario del 28 ottobre

Tutti i Sindacati rimarcano
l’atteggiamento punitivo del Governo
nei riguardi della scuola

Esprimiamo netto dissenso sui provvedimenti che prevedono il blocco del contratto, degli scatti di anzianità e dell’Indennità di Vacanza Contrattuale. Ancora una volta si è voluto infliggere a chi lavora nella scuola un’intollerabile penalizzazione, che non si spiega né si giustifica con le difficoltà finanziarie del Paese.

È inaccettabile che si prelevino dalle tasche dei lavoratori ulteriori risorse, come avviene rastrellando la quota di economie da reinvestire sulla scuola per la valorizzazione della professionalità; così facendo si indebolisce ancor di più il potere d’acquisto delle retribuzioni, peraltro già basso, mentre mancano per i lavoratori pubblici gli annunciati interventi di riduzione della pressione fiscale.

Il documento prosegue enumerando i numerosi problemi ancora aperti, col preannuncio di ulteriori azioni nel caso la voce della scuola non venisse ascoltata.

Nigi ribadisce la valutazione
dello SNALS sul DL 104 “Carrozza”

Dichiarazioni di principio
ma la sostanza è povera

“Valutiamo il DL 104 deludente e lontano dalle aspettative della scuola e dei suoi operatori”.

È la posizione ancora una volta ribadita da Marco Paolo Nigi, segretario generale dello Snals-Confsal, in occasione del Consiglio nazionale del sindacato autonomo della scuola, che per questa seconda edizione del 2013 si svolge a Varsavia. “È una critica sulla sostanza del documento: sui titoli saremmo d’accordo, ma manca tutta la parte che sostiene le innovazioni perché non ci sono fondi. Per non dire, per la parte propriamente sindacale, che si allunga di un anno la contrattazione e non si parla degli scatti di anzianità”, afferma Nigi a Labitalia.“È vero che gli argomenti e le linee di tendenza sono nella direzione da noi auspicata -ammette- ma le risorse investite sono del tutto insufficienti e gli interventi sul personale sono assolutamente da correggere.

Certo, il principale, ma direi unico, fatto serio del decreto legge è la previsione di un nuovo piano triennale, per il quale lo SNALS-Confsal si è speso in ogni sede e in ogni occasione”. Tuttavia, precisa Nigi, “le nomine in ruolo, così come le riduzioni di organico, sono state compiute da tutti i governi, di qualsiasi maggioranza, più o meno ‘strana’”. “È una decisione conseguente ai fatti: è lo stesso sistema -sottolinea- che lo chiede, non potendosi ‘tenere’ con una percentuale ancora maggiore di precariato.

Nessun particolare merito, nessuna inversione di tendenza, come qualche sigla sindacale si è inaspettatamente affrettata a dichiarare, salvo promettere battaglie ed emendamenti su aspetti rilevanti del decreto legge”. Per Nigi, vi sono poi “misure, tra l’altro, più collegate a infrastrutture e a servizi che ai bisogni fondamentali della scuola e che sono spalmate su una platea vastissima di soggetti”. “Le risorse previste dal decreto legge, infatti, o sono aleatorie -avverte- o arriveranno alle scuole in misura ridicola e, per di più, comporteranno un sovraccarico di impegni in progetti, in graduatorie e in partecipazione a bandi, con un aumento non solo di lavoro ma di burocrazia”. Dunque, “non sono solo norme inconcludenti ma ‘offensive’, per la loro incompletezza e il loro messaggio”, incalza Nigi, riferendosi in particolare alla norma sulla formazione del personale scolastico. Insomma, “nel DL si trovano solamente quegli obiettivi che ogni volta si enunciano nei documenti ministeriali”, sottolinea ancora il segretario generale dello SNALS, definendolo “una misura non strutturale e un’invasione in campo contrattuale”. “Ma governo e amministrazione ormai da anni scaricano direttamente sulle scuole e sui docenti le vere responsabilità e i veri oneri”, attacca. Non solo. “Anche agli studenti -rimarca Nigi- poco è offerto e garantito. Sono riproposti interventi sull’orientamento, dopo decenni di progetti e sperimentazioni mai verificate”.

È tempo di domande per le 150 ore

Entro il 15 novembre

Secondo il Contratto Integrativo Regionale del 15 novembre 2011 può usufruire dei permessi per il diritto allo studio:

  • il personale con incarico a tempo indeterminato;
  • il personale con contratto a tempo determinato
    fino al termine dell’anno scolastico (31 agosto 2014);
  • il personale con contratto a tempo determinato
    fino al termine dell’attività didattica (30 giugno 2014).

Le tipologie dei corsi che possono dare adito alla fruizione dei permessi sono quelle individuate all’art. 7, comma 1, del CIR del 15 novembre 2011. È opportuno ricordare che gli aspiranti devono essere iscritti ai corsi all’atto della presentazione della domanda e che la certificazione relativa alla loro frequenza e agli esami sostenuti va presentata al dirigente scolastico della sede di servizio subito dopo la fruizione del permesso e comunque entro 30 giorni.

La domanda va presentata alla scuola di servizio entro il 15 novembre, mentre l’esito sarà presumibilmente comunicato entro la fine dell’anno. I permessi, concessi in base alla durata dell’incarico o supplenza e proporzionali al numero delle ore settimanali di servizio, si riferiscono all’anno solare 2014.

Manifestazione a Roma lunedì 28

Tanti e gravi
i motivi del malcontento

Lo Snals-Confsal ha indetto, insieme con Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda, una manifestazione nazionale per esprimere netto dissenso sulla politica governativa in merito alla scuola e per avanzare le proprie richieste: sblocco del contratto, corresponsione degli scatti di anzianità e soluzione, una volta per tutte, del problema del precariato scolastico. Dopo 8 miliardi di tagli, il recente decreto 104 risulta inconcludente (400 milioni mal distribuiti e senza nessun investimento sul personale) e offensivo. Inoltre, la legge di stabilità colpisce i lavoratori della scuola in modo speciale. Infatti, la loro retribuzione non solo viene immiserita dal blocco prorogato del contratto, come avviene per tutti gli altri comparti del pubblico impiego, ma viene addirittura decurtata dal blocco degli scatti di
anzianità, che nella scuola non sono accessori, ma parte integrante della retribuzione fondamentale.

Per la scuola? Solo chiacchiere!

La speciale attenzione alla scuola promessa dal governo ha avuto un esito tristemente paradossale: una doppia penalizzazione. Si tratta di un vero scippo su base legislativa. A questo si aggiunge la manifesta volontà del governo di non risolvere la distinzione tra organico di diritto e organico di fatto (centinaia di migliaia di precari) che penalizza la scuola italiana. Sarebbe un passo di civiltà e di correttezza che, tra l’altro, avverrebbe con invarianza di spesa, senza nessun costo aggiuntivo. Perché, questo è il paradosso, il precariato non solo pesa sulla qualità della scuola, ma costa di più del personale stabilizzato. Per il segretario generale Marco Paolo Nigi: “Ci troviamo di fronte ad una sostanziale disattenzione della classe politica verso i reali problemi della scuola, dei giovani e del Paese, a una presa in giro di cui hanno responsabilità tutti i partiti e una parte degli apparati dello Stato. A questo punto dobbiamo dire che il declino cui assistiamo è voluto e non casuale. La
mobilitazione è già stata dichiarata e non escludiamo lo sciopero”.

Pesante ripercussione sugli stipendi

La legge di stabilità mostra i muscoli
con i più tartassati

Non si può definire una sorpresa, perché le premesse erano già scritte nella prima manovra estiva 2011, che con inedita proiezione al futuro si occupava dell’indennità di “vacanza contrattuale” fino al 2017. La conferma per il 2014 del blocco dei rinnovi contrattuali e dei dipendenti pubblici agita il mondo del pubblico impiego e alza la temperatura dei rapporti fra Sindacati e Governo. Problemi inevitabili, del resto, perché il prossimo sarà il quinto anno di stasi delle buste paga per i dipendenti pubblici, con un blocco che tra statali e famiglie riguarda 6-7 milioni di persone e, in termini di mancati aumenti, mette sul piatto cifre importanti.

Il Governo propone di tornare a sedersi ai tavoli di confronto per discutere «la sola parte normativa» dei contratti, senza toccare quella economica. L’idea era già contenuta nelle indicazioni fornite negli ultimi mesi dalla Funzione pubblica, ma qualsiasi ritocco delle regole rischia di avere effetti economici, e infatti la trattativa non è ancora partita.

Nei fatti, quindi, la legge di stabilità conferma per un altro anno la fotografia delle retribuzioni ormai ingiallita dagli anni, e non esclude il suo mantenimento fino al 2017. Ma il tempo passa, e il danno a carico dei dipendenti si fa sempre più grave.

sintesi dal «Sole 24 ore» del 21 ottobre 2013

Il Segretario generale Nigi: “La scuola esige risposte concrete e immediate”

Ampia analisi del Segretario dello SNALS

Rientrata la crisi politica, il governo Letta ha ottenuto la fiducia delle Camere. Si aprono nuovi scenari per l’intero sistema politico e istituzionale. La stabilità e la continuità sembrano per ora garantite, anche se il pericolo che l’Italia finisca sotto commissariamento dall’UE, proprio mentre sta per essere varata la legge di stabilità, non è scongiurato. Auspichiamo vivamente che “il cambio di passo” promesso dal premier Letta riguardi anche la scuola e il pubblico impiego in generale.

La scuola penalizzata pesantemente

Il nostro scetticismo è giustificato dal fatto che né i programmi né le risposte fin qui offerte dal suo governo, per risolvere i problemi che gravano sui dipendenti pubblici, sono sufficienti. In un tessuto sociale sfibrato dalla crisi che ha impoverito famiglie e imprese, migliaia di lavoratori pubblici, tassati pesantemente a causa della crescente pressione fiscale, per effetto del blocco dei rinnovi contrattuali dal 2009 hanno ormai un potere d’acquisto ridotto all’osso e gran parte della categoria con redditi medio bassi si trova in una fascia sociale a rischio povertà. L’aumento dell’aliquota Iva costituisce un’ulteriore ingiustizia per lavoratori, pensionati e famiglie, mentre, a nostro avviso, sarebbe stato possibile evitarlo recuperando una piccola parte dei 36 miliardi di evasione dell’imposta stessa. Per la scuola, in particolare, doppia penalizzazione, perché oltre al blocco contrattuale è ancora congelata l’erogazione degli scatti di anzianità e si è in attesa della relativa certificazione delle risorse. Nella nota di aggiornamento del Def, il documento di economia e finanza 2013, nel paragrafo dedicato alla scuola, non si prevedono né aumenti stipendiali, né scatti di anzianità, ma si interviene unilateralmente sulle articolazioni delle carriere dei docenti, dando il via a “un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato a una progressione di carriera svincolata dalla mera anzianità di servizio”.

Il Contratto modificato senza contrattazione

L’obiettivo, quindi, è legare lo stipendio dei docenti al merito, senza peraltro precisarne i criteri, e a costo zero. Sono scelte che denotano “l’attenzione” riservata alla scuola e al lavoro dei suoi operatori, tanto sbandierata da questo governo.

Esprimiamo tutto il nostro dissenso nel merito e nel metodo. Non accetteremo mai di partecipare ad un negoziato che riguardi solo la parte normativa del contratto e senza alcun adeguamento degli stipendi al costo della vita, cresciuto a dismisura. E rivendichiamo che la valorizzazione professionale debba essere negoziata e con risorse aggiuntive rispetto agli aumenti stipendiali. L’abolizione degli scatti è, oltretutto, in netta controtendenza con quanto avviene in eurozona, dove l’anzianità conserva un importante riconoscimento. Vale la pena poi di ricordare che per il recupero degli scatti 2010 e 2011 sono state utilizzate risorse della scuola, frutto di sacrifici pesantissimi del personale docente e ATA, prima con i tagli agli organici e poi con la riorganizzazione della rete scolastica, con la creazione generalizzata di istituti comprensivi e di ingestibili mega-istituzioni scolastiche, che hanno provocato notevoli disagi e aggravio di lavoro per tutti gli operatori.

Il metodo dell’incursione legislativa nelle materie di riserva contrattuale è divenuto ormai una prassi. Nel decreto 104/2013 per l’istruzione, accompagnato da una fin troppo clamorosa campagna mediatica, sono previsti percorsi obbligatori di formazione per i docenti: si introduce, così, un nuovo obbligo di servizio, senza precisare il tetto orario né relative retribuzioni, rispetto a quanto previsto dal vigente contratto. Non possiamo, quindi, non esprimere preoccupazione per le ingerenze ‘aziendaliste’ del Governo, che sostanzialmente ha tradito le aspettative del Ministro Carrozza che all’inizio dell’anno scolastico aveva parlato di centralità dell’istruzione da sostenere finanziariamente. Se questa è la rotta che continuerà a seguire il governo Letta, pur consapevoli della criticità della situazione italiana, si aprirà una difficile stagione contrattuale.

Che cosa domandiamo

Le nostre rivendicazioni le abbiamo espresse chiaramente. Chiediamo al nuovo esecutivo l’apertura del negoziato per il rinnovo del contratto, reperendo le risorse già nella prossima legge di stabilità; il pagamento degli scatti di anzianità 2012 e i relativi arretrati; la defiscalizzazione delle retribuzioni e delle pensioni; la concreta attuazione dell’organico funzionale previsto dalla legge; la valorizzazione complessiva del sistema scuola con riferimento anche a quella professionale ed economica di docenti, dirigenti, ATA; la soluzione del problema degli inidonei. Su queste rivendicazioni sarà incentrata la manifestazione congiunta dei rappresentanti delle sigle firmatarie del contratto, prevista per il 28 ottobre a Roma, presso il Centro Congressi Cavour. Una vertenza unitaria, che sappiamo condivisa da tutta la categoria, per richiamare l’attenzione del Governo e delle forze politiche sulla scuola e sulle sue priorità. Ci auguriamo di ricevere risposte concrete. Non vorremmo che alla stagione dei tagli seguisse la stagione della mobilitazione e della lotta.

Marco Paolo Nigi
Segretario generale Snals-Confsal

I permessi personali sono insindacabili

Il dirigente non può negarli

La fruizione del diritto ai permessi per motivi personali e familiari è insindacabile. E dunque, i dirigenti scolastici, una volta ricevuta la domanda da parte del dipendente interessato, non possono fare altro che prenderne atto e disporre le relative sostituzioni.

È quanto si evince da una sentenza del giudice del lavoro di Potenza depositata il 4 ottobre scorso (n° 54412013). La fruizione dei permessi, infatti, è «condizionata dalla sussistenza di due soli presupposti: la richiesta preventiva e l’autocertificazione della motivazione, personale o familiare». E quindi, recita la sentenza, «il diritto ai tre giorni di permesso retribuito non è soggetto ad alcun potere -discrezionale- di diniego» da parte del dirigente scolastico al quale viene indirizzata l’istanza.