Scaduto il censimento MIUR per i Quota 96

Adesso la parola al Parlamento e al Governo

Sono scaduti il 15 ottobre i termini per la presentazione del modulo del MIUS che riguarda il personale scolastico penalizzato dalla legge Fornero, volto ad ottenere una stima di quanti potrebbero beneficiare di una norma di salvaguardia da inserire nella prossima legge di stabilità. Si tratta dei cosiddetti Quota 96, ovvero coloro che con 60 anni di età compiuta e con 36 anni di contributi versati sono stati bloccati dalla legge Fornero per uno, due, tre, quattro, anche sei anni in più del previsto all’interno della scuola senza poter andare in pensione.

Il possibile scenario, secondo lo SNALS

“Una sorta di censimento di stima che lascia ben sperare nella volontà del Governo di porre fine a quella che appare come una vera e propria ingiustizia” è stato il commento di uno dei segretari Provinciali dello SNALS, che ha aggiunto anche che “se si darà corso alla modifica normativa costoro dovranno nel mese di gennaio produrre domanda di pensione. La decisione del governo sarà presa entro dicembre”.

Il personale scolastico è tra le categorie maggiormente penalizzate dalla riforma Fornero, in quanto non si è tenuto conto che nella scuola i lavoratori possono andare in pensione solo a settembre, e non a gennaio come le altre tipologie di dipendenti. Ciò comporta la perdita della finestra di dicembre con le ben note conseguenze.

Con questo censimento il MIUR tenta di porre rimedio per conteggiare quanti lavoratori del settore istruzione non sono riusciti ad andare in pensione a causa di questo errore.

Secondo il MIUR si tratta di 3.500 persone, mentre secondo L’Inps di circa 9.000.

La privacy a scuola

Sintesi della normativa

Le graduatorie

Il Garante è intervenuto più volte contro illeciti compiuti nella pubblicazione on line di graduatorie di vario tipo, le quali spesso contengono dati personali non pertinenti o eccedenti le finalità istituzionali perseguite.

Alcuni Comuni, ad esempio, hanno pubblicato online le graduatorie di chi ha diritto ad usufruire del servizio di scuolabus includendo tra le varie informazioni liberamente accessibili, non solo i dati identificativi dei bambini, ma anche l’indirizzo di residenza e il luogo preciso dove lo scuolabus li avrebbe fatti salire e scendere. La diffusione di questi dati, oltre a comportare una violazione della normativa, può rendere i minori facile preda di malintenzionati.

Un altro caso frequente riguarda la pubblicazione sui siti Internet degli istituti delle graduatorie di docenti e personale amministrativo tecnico e ausiliario (ATA) per consentire a chi ambisce a incarichi e supplenze di conoscere la propria posizione e punteggio. Tali liste, giustamente accessibili a tutti, non devono però contenere, come in diversi casi segnalati al Garante, i numeri di telefono, il Codice Fiscale e gli indirizzi privati dei candidati. Questa illecita diffusione dei contatti personali incrementa, tra l’altro, il rischio di esporre i lavoratori a forme di stalking o a possibili furti di identità.

Il servizio mensa

Il Garante ricorda che è illecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa. Lo stesso vale per gli studenti che usufruiscono gratuitamente del servizio in quanto appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli. Gli avvisi messi on line devono avere carattere generale, mentre alle singole persone ci si può rivolgere con comunicazioni di carattere individuale.

A salvaguardia della trasparenza sulla gestione delle risorse scolastiche, restano ferme le regole sull’accesso ai documenti amministrativi da parte delle persone interessate.

L’iscrizione a scuole e asili

Gli istituti scolastici e gli asili nido, così come i Comuni, devono predisporre con cura i moduli di iscrizione di bambini e studenti, così da non chiedere alle famiglie informazioni personali eccedenti e non rilevanti. Particolare attenzione deve essere posta sull’eventuale raccolta di dati sensibili, come quelli sulle condizioni di salute e sull’appartenenza etnica o religiosa. Il trattamento di questi dati, oltre a dover essere espressamente previsto dalla normativa, richiede infatti speciali cautele e può essere effettuato solo se i dati sensibili sono indispensabili per l’attività istituzionale svolta: non è questo il caso della semplice iscrizione a scuola.

Temi in classe

Non lede la privacy l’insegnante che assegna ai propri alunni lo svolgimento di temi in classe riguardanti il loro mondo personale. Sta invece nella sensibilità dell’insegnante, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, trovare l’equilibrio tra esigenze didattiche e tutela della riservatezza, specialmente se si tratta di argomenti delicati.

Cellulari e tablet

L’uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone. Spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l’uso dei cellulari. Non si possono diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese. È bene ricordare che la diffusione di filmati e foto che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati. Stesse cautele vanno previste per l’uso dei tablet, se usati a fini di registrazione e non soltanto per fini didattici o per consultare in classe libri elettronici e testi online.

Recite e gite scolastiche

Non violano la privacy le riprese video e le fotografie raccolte dai genitori durante le recite, le gite e i saggi scolastici. Le immagini in questi casi sono raccolte a fini personali e destinati ad un ambito familiare o amicale. Nel caso si intendesse pubblicarle e diffonderle in rete, anche sui social network, è necessario ottenere di regola il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

Retta e servizio mensa

È illecito pubblicare sul sito della scuola il nome e cognome degli studenti i cui genitori sono in ritardo nel pagamento della retta o del servizio mensa. Lo stesso vale per gli studenti che usufruiscono gratuitamente del servizio mensa in quanto appartenenti a famiglie con reddito minimo o a fasce deboli. Gli avvisi messi on line devono avere carattere generale, mentre alle singole persone ci si deve rivolgere con comunicazioni di carattere individuale. A salvaguardia della trasparenza sulla gestione delle risorse scolastiche, restano ferme le regole sull’accesso ai documenti amministrativi da parte delle persone interessate.

Telecamere

Si possono in generale installare telecamere all’interno degli istituti scolastici, ma devono funzionare solo negli orari di chiusura degli istituti e la loro presenza deve essere segnalata con cartelli. Se le riprese riguardano l’esterno della scuola, l’angolo visuale delle telecamere deve essere opportunamente delimitato. Le immagini registrare devono essere cancellate in generale dopo 24 ore.

Inserimento professionale

Al fine di agevolare l’orientamento, la formazione e l’inserimento professionale le scuole, su richiesta degli studenti, possono comunicare e diffondere alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni i dati personali dei ragazzi.

Questionari per attività di ricerca

L’attività di ricerca con la raccolta di informazioni personali tramite questionari da sottoporre agli studenti è consentita solo se ragazzi e genitori sono stati prima informati sugli scopi delle ricerca, le modalità del trattamento e le misure di sicurezza adottate. Gli studenti e i genitori devono essere lasciati liberi di non aderire all’iniziativa.

Voti, scrutini, Esami di Stato

I voti dei compiti in classe e delle interrogazioni, gli esiti degli scrutini o degli esami di Stato sono pubblici. Le informazioni sul rendimento scolastico sono soggette ad un regime di trasparenza e il regime della loro conoscibilità è stabilito dal Ministero dell’istruzione. È necessario però, nel pubblicare voti degli scrutini e degli esami nei tabelloni, che l’istituto eviti di fornire, anche indirettamente, informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: il riferimento alle “prove differenziate” sostenute dagli studenti portatori di handicap, ad esempio, non va inserito nei tabelloni, ma deve essere indicato solamente nell’attestazione da rilasciare allo studente.

Trattamento dei dati personali

Le scuole devono rendere noto alle famiglie e ai ragazzi, attraverso un’adeguata informativa, quali dati raccolgono e come li utilizzano. Spesso le scuole utilizzano nella loro attività quotidiana dati delicati – come quelli riguardanti le origini etniche, le convinzioni religiose, lo stato di salute – anche per fornire semplici servizi, come ad esempio la mensa. È bene ricordare che nel trattare queste categorie di informazioni gli istituti scolastici devono porre estrema cautela, in conformità al regolamento sui dati sensibili adottato dal Ministero dell’istruzione. Famiglie e studenti hanno diritto di conoscere quali informazioni sono trattate dall’istituto scolastico, farle rettificare se inesatte, incomplete o non aggiornate.

Varie

Gravidanza a rischio è un dato coperto da privacy

Il garante della Privacy, con provvedimento n. 315 del 27 giugno 2013, ha stabilito che la Pubblica Amministrzione non può divulgare lo stato di gravidanza a rischio di una dipendente. Gli unici a conoscere il dato sensibile possono essere i funzionari dell’ufficio personale e altri incaricati dello specifico trattamento in applicazione della normativa sul rapporto di lavoro.

Comunicare un voto a voce alta non viola la privacy

La questione è stata sollevata da un utente di un forum, in cui si lamentava della professoressa della figlia che non scrive i voti sul compito, ma li comunica oralmente.

Vietato pubblicare l’elenco degli alunni sul sito della scuola

A decretarlo è il garante per la protezione dei dati personali con il provvedimento n. 383 del 6 dicembre 2012.

Il docente non è coperto dal diritto di privacy mentre fa lezione

Se una maestra è sospettata di violenze sui bambini, è possibile filmare all’interno dell’aula le lezioni per verificare il comportamento e quindi avere delle prove senza richiedere il permesso del gip. A questa conclusione è giunta la Corte di Cassazione con la sentenza n. 33593 del 3 settembre 2012.

Un “aggiustamento” della riforma Fornero?

Il monitoraggio del MIUR
apre qualche speranza

I segnali fanno ben sperare: potrebbe sbloccarsi a breve, infatti, la situazione dei docenti della cosiddetta “quota novantasei”. Quei docenti, cioè, con 60 anni di età compiuta e con 36 anni di contributi versati, gli ormai famosi nati nel ’52 e bloccati dietro la cattedra per uno, due, quattro, anche sei anni in più del previsto per via della «riforma» Fornero.

«Entro il 15 ottobre – dice Enzo Sabatini, segretario provinciale dello SNALS di Savona – questi insegnanti sono stati invitati a compilare un modulo da inviare al Ministero manifestando, in base ai requisiti raggiunti nel 2012, l’intenzione di andare in pensione. Una sorta di censimento che fa pensare alla volontà di porre soluzione a questi casi, ampiamente penalizzati dalla normativa».

Sorvegliare gli alunni anche all’esterno

Sentenza della Cassazione dell’ottobre 2013

Ci deve essere del personale scolastico a vigilare sugli allievi che, prima dell’inizio dell’orario delle lezioni, attendono il suono della campanella nel cortile esterno di pertinenza della scuola. Gli alunni non possono essere lasciati soli. Lo sottolinea la Cassazione.

E se, per caso, qualcuno si fa male, magari cadendo per distrazione, la scuola dovrà risarcire i danni per aver mancato al dovere di vigilanza anche se l’incidente è avvenuto prima del regolare inizio dell’attività didattica.

Così la Cassazione ha dato il definitivo “via libera” al risarcimento danni in favore di un’allieva di una scuola elementare di Cerveteri (Roma) che era scesa dallo scuolabus e stava aspettando l’inizio delle lezioni nel cortile antistante la scuola quando, salita su un muretto, era caduta rompendosi la tibia. L’accesso al cortile, per i bambini che arrivavano con un po’ di anticipo, veniva consentito ogni mattina con l’apertura dei cancelli, ma la scuola non aveva provveduto a organizzare un servizio di vigilanza che tenesse sotto controllo i ragazzini nella manciata di minuti che li separava dall’ingresso in aula con affidamento alle maestre.

Il Ministero vuole sapere quanti sono i danneggiati dalla «riforma» Fornero

Una nostra sintesi

Già con la nota 2085 del 1° ottobre del MIUR era emersa l’esigenza di quantificare gli oneri derivanti da un eventuale intervento normativo a favore di coloro che sono in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi prima della riforma Fornero.

A tal fine si allega un nuovo modello che sostituisce integralmente i precedenti. Tale file dovrà essere compilato dal personale scolastico interessato in possesso dei suddetti requisiti, entro il 15 ottobre 2013 e consegnato secondo le seguenti modalità:

  • Personale docente e d educativo, IRC e personale ATA in servizio effettivo presso le istituzioni scolastiche: il modello dovrà essere compilato e consegnato alla Scuola di servizio;
  • Personale docente e d educativo, IRC e personale ATA non in servizio effettivo (comandati o collocati fuori ruolo): il modello dovrà essere compilato e consegnato all’ultima scuola di titolarità o di servizio o all’Ufficio Scolastico Territoriale della provincia di titolarità;
  • Dirigenti Scolastici: il modello dovrà essere compilato e consegnato all’USR di appartenenza.

f.to Il Capo dipartimento
Luciano Chiappetta

Allegato

  • Modello
    (file doc compilabile, da 29 kB)