Obblighi di trasparenza e aggiornamento relativo all’art. 14 del D.lgs 33/2013

 

L’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia richiama la recentissima delibera ANAC, numero 382 del 12 aprile 2017, recante “Sospensione dell’efficacia della delibera n° 241/2017, limitatamente alle indicazioni relative all’applicazione dell’art. 14 co. 1 lett. C) ed F) del d.lgs. 33/2013 per tutti i dirigenti pubblici […]”.

Al riguardo, si resta pertanto in attesa di ulteriori conseguenti determinazioni.

Allegati:

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AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE USR MARZO 2017
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Un flop il Bonus premiale Docenti

Il Corriere della Sera nei giorni scorsi ha riservato ampio spazio al consuntivo del primo anno per l’attribuzione del bonus ai docenti meritevoli, mettendo in evidenza soprattutto i limiti incontrati nelle scuole per premiarli.

Anticipando i dati raccolti dal MIUR attraverso un monitoraggio condotto sul primo anno di applicazione della premialità prevista per valorizzare la professionalità degli insegnanti, il servizio giornalistico ha evidenziato, innanzi tutto, la notevole difformità dei criteri individuati dalle scuole per premiare il merito, la consistente differenza degli importi individuali del bonus, nonché la diversa percentuale di docenti premiati con i casi limite (una istituzione su cinque) che ha distribuito quote di premio uguali per tutti i docenti.

Anche se sono state poche le istituzioni scolastiche che non hanno voluto premiare alcun docente, nel complesso non si può dire che il bilancio di questo primo anno del bonus premiale si sia chiuso con successo. Un risultato in chiaro-scuro che fa pensare e che reclama un ripensamento.

Preso atto di quanto successo, l’editorialista del “Corriere” Gian Antonio Stella si è chiesto: “Se non andavano bene i criteri di valutazione della Buona Scuola, ne esistono altri che concretamente possano essere accettati da chi per mestiere valuta gli altri, cioè gli alunni?”

Una domanda pertinente che chiama in causa, prima ancora che i docenti, i loro rappresentanti sindacali che, fin dall’inizio, hanno avanzato forti riserve sul nuovo istituto premiale.

Stella ha dato anche un’occhiata in casa d’altri, arrivando a queste conclusioni: “Negli altri Paesi, dove hanno chiaro che il primo obiettivo non è l’erogazione di cattedre e stipendi, ma la preparazione dei cittadini di domani, la fanno sì, la scrematura fra i migliori e i peggiori. Perché da noi, sia pure con tutte le garanzie contro eventuali soprusi, non è possibile? Che senso ha puntare a premi concordati e distribuiti a pioggia?

In molti casi, infine, è venuto a mancare un requisito essenziale per tutte le Pubbliche Amministrazioni: la trasparenza.

per gentile concessione della rivista “Tuttoscuola

 

Mobilità: lettera al Presidente del Consiglio

Lettera al Presidente del Consiglio
inerente i trasferimenti del personale docente

sigle sindacali unitarie

Onorevole Presidente,

ci permetta di richiamare la Sua attenzione sulla pesante situazione che, in questi giorni, sta investendo il mondo della scuola italiana e che sta creando enormi difficoltà e disagi a un gran numero di insegnanti e alle loro famiglie, per errori che potrebbero ancora essere risolti.

Quanto accade è legato ai trasferimenti del personale docente, che per le modalità con cui è stato gestito il piano straordinario di assunzioni ex lege 107/2015 comportano quest’anno, per molti insegnanti, una mobilità estesa all’intero territorio nazionale. Per la sua realizzazione sarebbe stata necessaria, da parte del MIUR, trasparenza, chiarezza e un’informazione puntuale e costante rivelatasi, al contrario, pressoché inesistente, sia nei confronti del personale interessato che in quelli delle Organizzazioni sindacali che lo rappresentano.

La pubblicazione dei movimenti ha, da subito, evidenziato un rilevante numero di anomalie ed errori, di cui le nostre sedi territoriali sono state informate dai diretti interessati e che le scriventi segreterie nazionali hanno tempestivamente portato a conoscenza del MIUR, con ripetute segnalazioni.

L’abnorme casistica, della quale siamo in grado di fornire ampia documentazione, induce a ritenere che il sistema informatico, cui è affidata la gestione delle procedure, possa essere stato non correttamente istruito, o che l’algoritmo utilizzato presenti incongruenze rispetto ai contenuti del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo che disciplina la mobilità del personale. Le nostre richieste di una immediata verifica del corretto funzionamento del sistema, e in ogni caso della correzione degli errori riscontrati, al fine di ripristinare i diritti lesi ed evitare il prodursi di un vasto contenzioso, hanno ad oggi trovato solo un parziale riscontro da parte dell’Amministrazione. Proprio per questo riteniamo necessario porre questa vicenda, per la quale non bastano rimedi parziali, all’attenzione della massima autorità di governo, affinché intervenga nei modi che riterrà opportuni per il ripristino, insieme con la regolarità e legittimità delle operazioni di trasferimento, dei diritti delle tante persone ingiustamente danneggiate nella scelta della propria sede di servizio, oltreché della fiducia nelle istituzioni che atteggiamenti come quelli denunciati, farebbero venire meno.

Come ricordato in apertura di queste note, i trasferimenti avvengono quest’anno, per molti insegnanti, sull’intero territorio nazionale, con tutto il disagio che può comportare l’assegnazione di una sede di lavoro in località diversa da quella in cui risiede il proprio nucleo familiare. Proprio per i riflessi non irrilevanti sulle condizioni personali e familiari che le operazioni possono avere, è quanto mai indispensabile che ne sia garantita la piena e assoluta regolarità.

Convinti che sia assolutamente necessario, doveroso e ancora possibile correggere tutti i movimenti per i quali si riscontrino anomalie, e rinnovando la nostra piena disponibilità a collaborare con l’Amministrazione per l’individuazione delle casistiche di errore riscontrate, confidiamo che un Suo autorevole intervento possa favorire nel più breve tempo possibile una positiva soluzione dei problemi evidenziati.

sigle sindacali unitarie

 

 

Chiamata diretta – Comunicato congiunto

sigle sindacali unitarie

Roma, 2 agosto 2016

Comunicato

SNALS Confsal, Flc Cgil, Cisl Scuola, e Uil Scuola stanno predisponendo ricorso al Tar contro la cosiddetta “chiamata per competenze”, quei provvedimenti con i quali il MIUR (note del 22 luglio 2016 e 27 luglio 2016) ha regolato, in modo del tutto unilaterale, la mobilità dei docenti da ambito territoriale a scuola.

Si tratta di provvedimenti irragionevoli e contraddittori sul piano amministrativo che, dicono i Sindacati, violano la trasparenza della pubblica amministrazione visto che non si fondano su criteri chiari e condivisi, lasciando troppo spazio a decisioni arbitrarie. Sono anche in contrasto con importanti principi costituzionali, dalla libertà di insegnamento, ai diritti dei lavoratori, alla contrattazione. E infatti i Sindacati chiederanno al giudice amministrativo di rimettere la legge 107 del 2015 alla Corte Costituzionale per l’illegittimità delle norme che disciplinano la cosiddetta “chiamata diretta” che è in contrasto con alcuni articoli della Costituzione (art. 2, 3, 97 ecc.).

Questa materia avrebbe potuto essere regolata da una specifica intesa contrattuale, già delineata con soddisfazione di tutte le parti, che avrebbe garantito i diritti dei docenti e la correttezza delle procedure. Ma la Ministra ha rovesciato il tavolo venendo meno agli impegni presi. Il ricorso alle vie legali diventa inevitabile perché la procedura imposta sta causando danni, scontento e contenzioso con grave lesione della dignità professionale degli insegnanti.

sigle sindacali unitarie

 

 

Definite le condizioni per l’assunzione dei docenti dagli ambiti alle scuole con criteri trasparenti e oggettivi

Fissate le condizioni per una positiva conclusione

L’incontro in sede politica del 6 luglio 2016 al MIUR ha permesso di definire le condizioni per giungere alla positiva soluzione di un accordo sulla sequenza contrattuale per l’assegnazione dei docenti dagli ambiti alle scuole.

Questi in sintesi gli elementi su cui si fonderà l’elaborazione del CCNI, frutto di un difficilissimo confronto:

  • trasparenza della procedura;
  • oggettività dei requisiti considerati funzionali all’attuazione dell’offerta formativa;
  • garanzia di requisiti definiti su una tabella titoli individuata a livello nazionale senza alcuna discrezionalità della procedura.

Si avvia così a conclusione un difficile e impegnativo percorso, per il quale si ipotizza una definitiva chiusura in tempi brevi; percorso aperto con l’accordo sulla mobilità territoriale dei docenti e che ha valorizzato ancora una volta il ruolo della contrattazione nell’affrontare e superare le più evidenti criticità della legge 107/2015, a partire dalla chiamata diretta.

Roma, 7 luglio 2016

 

 

Firma a cinque per il contratto integrativo sulla mobilità annuale

Mobilità annuale, firmato il CCNI
più tutele per il personale

Roma, 16 giugno 2016

Firma a cinque per il contratto integrativo sulla mobilità annuale. A sottoscriverlo la mattina del 15 giugno al MIUR tutti i Sindacati scuola rappresentativi: SNALS Confsal, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Gilda Unams.

Il contratto sottoscritto completa, ampliandoli e perfezionandoli ulteriormente, gli elementi di tutela del personale in tema di mobilità. Un altro passo in avanti che consentirà il massimo delle possibilità di spostamento dei docenti anche sui posti disponibili per un solo anno scolastico.

I provvedimenti di assegnazione provvisoria saranno tutti effettuati sulle singole scuole in cui vi siano posti disponibili.

Resta ora da affrontare il problema più importante e urgente: portare a soluzione negoziale il passaggio dei docenti titolari di ambito alle singole scuole. L’obiettivo è assicurare il massimo di obiettività e trasparenza a operazioni che riguarderanno migliaia di persone.

Servirà a tal fine un negoziato approfondito e serio con il MIUR per completare il quadro delle regole per la mobilità, dando certezza e continuità al personale, anche al fine di garantire il regolare avvio dell’anno scolastico. I nostri obiettivi: trasparenza, oggettività e omogeneità delle regole.

 

 

Riforma per l’accesso agli atti pubblici

diritto di accesso agli atti
della Pubblica Amministrazione
gratuitamente a tutti i cittadini

Articolo di Francesco Barresi
per gentile concessione del quotidiano giuridico
Il diritto quotidiano – studiocataldi.it

Con l'approvazione del Freedom of Information Act, meglio noto come FOIA, l'Italia si è allineata agli altri Paesi europei (e non) in termini di trasparenza e diritto di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione gratuitamente a tutti i cittadini.

Il decreto sul FOIA, parte della più ampia riforma Madia sulla PA, è stato salutato come un cambiamento di modello, una vera e propria rivoluzione attraverso la quale il sistema pubblico si mette in vetrina, l'amministrazione diventa "una casa di vetro" visibile e accessibile a tutta la cittadinanza. Una evoluzione fondamentale e necessaria, dunque, per assicurare i diritti di cittadinanza. Ne parliamo con l'avvocato Ernesto Belisario, uno dei massimi esperti sui temi dei profili giuridici dell'innovazione e della digitalizzazione in Italia.

L'avvocato esprime la propria soddisfazione per una legge in base alla quale chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, senza necessità di spiegare perché vuole vederli e fatte salve alcune limitate eccezioni (segreto di Stato, sicurezza nazionale, ecc.).

Tra i Paesi che hanno un FOIA, da pochi giorni, c'è anche l'Italia. Una norma sicuramente migliorabile, ma che rappresenta di certo un passo in avanti per il nostro ordinamento giuridico.

Il Governo ha deciso di far entrare il FOIA all'interno della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione. Conseguentemente, nelle scorse settimane, l'esecutivo ha adottato un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 giugno scorso (d. lgs. n° 97/2016) che, modificando il decreto 33/2013, introduce il nuovo diritto di accesso generalizzato agli atti.

Questa vera e propria emergenza era determinata dal fatto che in Italia – prima dell'approvazione del decreto sul FOIA – non esistesse un diritto generalizzato di accesso agli atti e ai documenti della Pubblica Amministrazione.

La normativa in materia, dettata dalla Legge n° 241 del 1990, infatti, riconosceva il diritto di accesso unicamente a coloro che potessero vantare un interesse personale, diretto, concreto e giuridicamente rilevante alla conoscenza di un determinato atto. Una normativa particolarmente restrittiva, quindi, che le amministrazioni – se possibile – hanno applicato in modo ancor più riduttivo.

Un Paese per essere davvero trasparente ha bisogno di due tipi di trasparenza amministrativa:

  • da un lato la c.d. "trasparenza proattiva", ovvero il diritto di trovare sui siti web delle amministrazioni dati e informazioni sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche;
  • dall'altro la c.d. "trasparenza reattiva", ovvero il diritto di poter richiedere tutti i dati e documenti che non sono oggetto di pubblicazione obbligatoria sui siti delle amministrazioni.

Mentre l'Italia aveva già una norma sulla trasparenza proattiva (decreto legislativo n° 33/2013), solo adesso viene introdotta una norma evoluta in materia di trasparenza reattiva.

Il decreto appena approvato dal governo entrerà in vigore il 23 giugno 2016, ma il nuovo diritto di accesso potrà essere esercitato solo a partire dal 23 dicembre 2016.

Il legislatore, infatti, ha previsto un termine di sei mesi per l'adeguamento da parte delle pubbliche amministrazioni, anche in considerazione del fatto per cui nelle prossime settimane l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) dovrà approvare delle linee guida operative, con l'obiettivo di uniformare e standardizzare l'applicazione della nuova normativa.

L'auspicio è che le linee guida, da approvare d'intesa con il Garante Privacy, arrivino il prima possibile in modo che le amministrazioni possano provvedere alla necessaria formazione del personale, al fine di evitare inutile contenzioso e applicazioni distorte della nuova normativa.

 

 

Intesa sui criteri di non ammissibilità delle istanze conciliative

Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia
Direzione Generale

Milano, 7 aprile 2016
prot. n° 5567

Il giorno 7 aprile 2016, presso la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia, la delegazione di parte pubblica e quella di parte sindacale, nelle persone che sottoscrivono in calce il presente accordo,

VISTO il CCNL del Comparto Scuola del 29 novembre 2007;

VISTO il Contratto Integrativo Regionale (di seguito CIR) del 19 novembre 2015, concernente le relazioni sindacali e le modalità per il loro svolgimento a livello regionale e territoriale per il comparto scuola, ed in particolare l’articolo 9, comma 3,

stipulano la seguente intesa

Art. 1)

Ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del CIR citato in premessa, le parti procedono alla definizione dei criteri di non ammissibilità delle istanze di attivazione delle procedure di raffreddamento e di conciliazione, di cui al comma 1del medesimo articolo 9.

Art. 2)

Le parti, di comune accordo, stabiliscono che le istanze, di cui al precedente articolo l, non saranno ammissibili nei seguenti casi:

  • istanze non sottoscritte, congiuntamente o disgiuntamente, da almeno uno dei soggetti sindacali rappresentativi che hanno sottoscritto il CIR del 19 novembre 2015 sulle relazioni sindacali e/o dalla RSU dell’istituto scolastico interessato;
  • istanze non riguardanti la violazione e/o la falsa applicazione, da parte del dirigente scolastico dell’istituto interessato, di norme contenute nel vigente CCNL del Comparto Scuola e/o nel vigente contratto di istituto, così come allineate alle nuove disposizioni di legge;
  • istanze non aventi ad oggetto conflitti di lavoro del personale all’interno dell’istituto scolastico interessato;
  • istanze concernenti un conflitto in atto tra parte pubblica e parte sindacale all’interno dell’istituto scolastico interessato, per il quale sia cessata la materia del contendere o sia già intervenuta risoluzione, anche spontanea, del conflitto medesimo che ha originato la domanda.

Art. 3)

La documentazione inerente il caso prospettato sarà inviata a tutti componenti il Collegio di conciliazione, appena pervenuta all’ufficio competente.

Art. 4)

Qualora la richiesta di conciliazione sia ritenuta non ammissibile, sulla base dei criteri di cui alla presente intesa, il competente ufficio fornirà adeguata motivazione scritta da inviare ai componenti del Collegio.
Nei casi in cui sorga divergenza di vedute sull’ammissibilità dell’istanza tra i componenti, da rappresentarsi tempestivamente (entro due giorni lavorativi), il Collegio di conciliazione si riunirà entro 5 giorni dalla comunicazione per fornire un’interpretazione univoca.
La decisione finale verrà comunicata alla parte istante.

Art. 5)

La presente intesa, pubblicata sul sito dell’USR per la Lombardia nella sezione “relazioni sindacali”, conserva validità fino alla sottoscrizione di un nuovo accordo in materia.

Art. 6)

Si precisa che ogni istanza dovrà necessariamente contenere le seguenti indicazioni:

  • breve descrizione dei fatti;
  • sintetica descrizione della controversia;
  • proposta conciliativa.

Per la parte pubblica

il dirigente dell’Ufficio I
Luciana Volta

il dirigente dell’Ufficio II
Morena Modenini

Per la parte sindacale

FLC CGIL

CISL Scuola

UIL Scuola

Snals Confsal

Gilda Unams

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Giovedì 10 marzo dalle 18 alle 19

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