Riforma per l’accesso agli atti pubblici

diritto di accesso agli atti
della Pubblica Amministrazione
gratuitamente a tutti i cittadini

Articolo di Francesco Barresi
per gentile concessione del quotidiano giuridico
Il diritto quotidiano – studiocataldi.it

Con l'approvazione del Freedom of Information Act, meglio noto come FOIA, l'Italia si è allineata agli altri Paesi europei (e non) in termini di trasparenza e diritto di accesso agli atti della Pubblica Amministrazione gratuitamente a tutti i cittadini.

Il decreto sul FOIA, parte della più ampia riforma Madia sulla PA, è stato salutato come un cambiamento di modello, una vera e propria rivoluzione attraverso la quale il sistema pubblico si mette in vetrina, l'amministrazione diventa "una casa di vetro" visibile e accessibile a tutta la cittadinanza. Una evoluzione fondamentale e necessaria, dunque, per assicurare i diritti di cittadinanza. Ne parliamo con l'avvocato Ernesto Belisario, uno dei massimi esperti sui temi dei profili giuridici dell'innovazione e della digitalizzazione in Italia.

L'avvocato esprime la propria soddisfazione per una legge in base alla quale chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, senza necessità di spiegare perché vuole vederli e fatte salve alcune limitate eccezioni (segreto di Stato, sicurezza nazionale, ecc.).

Tra i Paesi che hanno un FOIA, da pochi giorni, c'è anche l'Italia. Una norma sicuramente migliorabile, ma che rappresenta di certo un passo in avanti per il nostro ordinamento giuridico.

Il Governo ha deciso di far entrare il FOIA all'interno della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione. Conseguentemente, nelle scorse settimane, l'esecutivo ha adottato un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 giugno scorso (d. lgs. n° 97/2016) che, modificando il decreto 33/2013, introduce il nuovo diritto di accesso generalizzato agli atti.

Questa vera e propria emergenza era determinata dal fatto che in Italia – prima dell'approvazione del decreto sul FOIA – non esistesse un diritto generalizzato di accesso agli atti e ai documenti della Pubblica Amministrazione.

La normativa in materia, dettata dalla Legge n° 241 del 1990, infatti, riconosceva il diritto di accesso unicamente a coloro che potessero vantare un interesse personale, diretto, concreto e giuridicamente rilevante alla conoscenza di un determinato atto. Una normativa particolarmente restrittiva, quindi, che le amministrazioni – se possibile – hanno applicato in modo ancor più riduttivo.

Un Paese per essere davvero trasparente ha bisogno di due tipi di trasparenza amministrativa:

  • da un lato la c.d. "trasparenza proattiva", ovvero il diritto di trovare sui siti web delle amministrazioni dati e informazioni sul perseguimento delle finalità istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche;
  • dall'altro la c.d. "trasparenza reattiva", ovvero il diritto di poter richiedere tutti i dati e documenti che non sono oggetto di pubblicazione obbligatoria sui siti delle amministrazioni.

Mentre l'Italia aveva già una norma sulla trasparenza proattiva (decreto legislativo n° 33/2013), solo adesso viene introdotta una norma evoluta in materia di trasparenza reattiva.

Il decreto appena approvato dal governo entrerà in vigore il 23 giugno 2016, ma il nuovo diritto di accesso potrà essere esercitato solo a partire dal 23 dicembre 2016.

Il legislatore, infatti, ha previsto un termine di sei mesi per l'adeguamento da parte delle pubbliche amministrazioni, anche in considerazione del fatto per cui nelle prossime settimane l'Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) dovrà approvare delle linee guida operative, con l'obiettivo di uniformare e standardizzare l'applicazione della nuova normativa.

L'auspicio è che le linee guida, da approvare d'intesa con il Garante Privacy, arrivino il prima possibile in modo che le amministrazioni possano provvedere alla necessaria formazione del personale, al fine di evitare inutile contenzioso e applicazioni distorte della nuova normativa.