Lo SNALS-Confsal riunisce i Segretari provinciali e regionali per la piattaforma contrattuale

Si sono riuniti il 19 e 20 luglio a Tivoli, i segretari provinciali e regionali dello SNALS-Confsal per l’elaborazione della piattaforma contrattuale che il sindacato porterà al tavolo di confronto all’Aran.

“Lo SNALS-Confsal – ha dichiarato il segretario generale, Elvira Serafini – sta lavorando con grande determinazione alla stesura della piattaforma contrattuale che esprimerà le nostre richieste all’Aran per un rinnovo contrattuale che assicuri al personale della scuola le tutele normative ed economiche che riteniamo irrinunciabili”.

“Il lavoro dei Segretari provinciali e regionali – ha proseguito Serafini – è stato puntuale ed attento nel tradurre in proposte contrattuali le istanze che vengono dal personale che vive situazioni di forte disagio sia per la modestia della retribuzioni che per il crescente carico di lavoro”.

Lo SNALS-Confsal – ha concluso Serafini – firmerà il contratto a condizione che siano soddisfatte le richieste che riteniamo irrinunciabili a tutela delle categorie che rappresentiamo, docenti, ata e dirigenti, sia per adeguati riconoscimenti economici che per la salvaguardia delle tutele di tipo normativo”.

Valorizzazione del ruolo degli insegnanti e aumento salariale

Gli ottantacinque euro lordi, scaglionati in uno o due anni, non bastano.
Se questo è l’aumento degli stipendi dei nostri docenti, allora chiediamo al Governo altro: riqualificare e ridisegnare il ruolo degli insegnanti, non solo in termini economici (la cifra prevista, quando sarà firmato il contratto, è poca cosa), ma in termini di riconoscimento occupazionale e sociale, nell’ambito del sistema scolastico.
Lo SNALS-Confsal sostiene l’importanza della scuola statale italiana. Il corpo docente è il pilastro fondamentale della funzione educativa e formativa, con effetti non solo occupazionali ed economici, ma anche per il compito sociale e pedagogico che esso stesso svolge, a contatto con le nuove generazioni e con le famiglie. Occorre, dunque, oltre che cercare di migliorare l’importo in busta paga (condizione essenziale per un riconoscimento che incida sulla qualità della vita), operare concretamente perché i docenti riacquistino la dignità e la giusta posizione sociale, che, negli anni, è stata nullificata da riforme applicate tout court e scelte errate. Invece di tendere a valorizzare il merito, si è sempre più burocratizzato il mondo scolastico ed irrigidito i ruoli ed i rapporti interni alla scuola, riducendo la figura dell’insegnante (il cui scopo prioritario dovrebbe essere lo stesso insegnamento, nel senso più alto della funzione educante) a mero somministratore di test e compiti imposti da vaghe astronomie di riforme susseguitesi, negli ultimi anni, senza alcun coordinamento, con l’unica reale motivazione dei tagli di spesa.
Il merito è un elemento fondamentale, ma deve essere, in primis, accompagnato dalla valorizzazione delle competenze e, di conseguenza, occorre incentivare e premiare il reale maggiore impegno e le ulteriori responsabilità di chi desidera veramente porsi al servizio della comunità educante. Al ministro Fedeli chiediamo di confermare l’aumento salariale, sì, ma di prevedere, nell’ambito delle attività del ministero, anche altri impegni per conferire autorevolezza ad un ruolo, quello del docente, sovente bistrattato. Solo valorizzando le capacità e i meriti dei nostri insegnanti potremo conseguire l’obiettivo di una scuola pubblica di qualità. Una scuola che dai propri docenti sappia trarre il meglio per gli studenti e per un contesto sociale ove l’autentica cultura sia libertà da ogni condizionamento.​

​Elvira Serafini
​Segretario generale nazionale SNALS – Confsal

Le valutazioni dello SNALS-Confsal sul rinnovo dei contratti

 

Nel corso dell’incontro del 14 giugno al MIUR, la ministra Fedeli ha illustrato il percorso che l’Amministrazione intende seguire per giungere, d’intesa con la Funzione Pubblica, alla stesura dell’Atto d’indirizzo da inviare all’Aran per l’apertura del confronto in merito al rinnovo del contratto per il personale di Scuola, Università, Enti di Ricerca e Afam.

Questo percorso, ha chiarito la ministra, si concluderà entro la fine di giugno. Esso deve coinvolgere i rappresentanti sindacali delle categorie interessate che potranno dare il loro contributo di idee e proposte, fermo restante che rimane in capo al Miur e alla ministra la responsabilità finale della stesura del documento tecnico e politico che si concretizzerà nell’Atto di indirizzo. Ha anche anticipato che, per la prima volta, all’ARAN, al tavolo negoziale, sarà presente anche il rappresentante del MIUR.

Elvira Serafini, segretario generale SNALS-Confsal, ha apprezzato la scelta di metodo della ministra e ha evidenziato i punti che ritiene fondamentali per qualificare l’Atto d’Indirizzo al fine di affrontare le questioni contrattuali in un quadro di rispetto dell’autonomia attribuita alle istituzioni interessate al negoziato dalla Costituzione.

“Bene per il metodo scelto dalla ministra – ha dichiarato Elvira Serafini –, per la prima volta si sceglie di ascoltare i rappresentanti del personale per definire l’Atto di indirizzo. Ora si tratta di riempiere il documento di contenuti privilegiando obiettivi concreti e realizzabili che assicurino tutele normative e economiche per tutto il personale di Scuola, Università, Ricerca, Afam e dirigenti scolastici”.

“Noi, come SNALS-Confsal – ha concluso Serafini –, daremo il nostro contributo per valorizzare in sede contrattuale le funzioni del personale, anche in un quadro di rafforzamento dei livelli contrattuali di ogni singola istituzione in cui esso opera”.

Incontro sull’atto di indirizzo al MIUR: prime valutazioni unitarie

sigle sindacali unitarie più rappresentative

Tempi brevi per la definizione dell’atto di indirizzo con cui andare al rinnovo del contratto per il nuovo comparto che comprende il personale di Scuola, Ricerca Università e AFAM. Questo l’impegno con cui si è concluso poco fa l’incontro dei sindacati al MIUR, aperto dalla ministra Valeria Fedeli. Messo a punto un calendario di incontri che, tenendo in debito conto le specificità dei diversi settori, procederanno in parallelo con l’obiettivo di giungere a conclusione ai primi di luglio.

Da parte della ministra Fedeli è stata ribadita la volontà di dare piena attuazione ai contenuti dell’intesa di Palazzo Vidoni, che restituisce valore alla contrattazione su tutti gli aspetti che investono il rapporto di lavoro sotto il profilo economico e normativo. I tempi stretti con cui si intende procedere sono anche legati all’obiettivo di portare a compimento la delega non ancora esercitata sul nuovo Testo Unico in materia di istruzione. Da parte della ministra è stata anche annunciata la diretta presenza dell’Amministrazione in sede di trattativa all’ARAN.

Da parte delle organizzazioni sindacali emerge una valutazione positiva sia per il metodo con cui il confronto si è avviato, sia per la volontà di giungere in tempi brevi alla definizione dell’atto di indirizzo, condizione indispensabile perché possa avviarsi e concludersi quanto prima un rinnovo contrattuale atteso da anni, indispensabile per dare concretamente risposta all’esigenza di una giusta valorizzazione professionale per chi opera in settori di rilevanza strategica per il Paese.

Questo il calendario degli incontri:

Viale Trastevere, Istruzione: due tavoli tecnici, uno su docenza e ATA e uno su dirigenza

21 giugno:

ore 9.30 Dirigenza

ore 14.30 docenza e  ATA

28 giugno:

ore 9.30 docenza e ATA

ore 14.30 Dirigenza

3 luglio: ultimo incontro

dalle 10 alle 14.30 Dirigenza

dalle 15,30 alle 19 docenza e ATA

Via Carcani: Università, Ricerca e AFAM

Da martedì 20 giugno e per tre martedì consecutivi alle ore 15,

due tavoli contemporanei: tavolo tecnico su Ricerca e tavolo tecnico su Università e AFAM.

30 giugno incontro di sintesi con Capo del Gabinetto del Ministrosigle sindacali unitarie più rappresentative

Contratto: senza risorse adeguate non si firma

Del Segretario Generale
Marco Paolo Nigi

Lo Snals-Confsal ha da tempo elaborato una sua piattaforma rivendicativa incentrata su misure concrete per innalzare la qualità del sistema educativo italiano e per innovare le politiche del personale che deve essere considerato la principale risorsa da valorizzare. E la valorizzazione passa attraverso il Contratto di lavoro.

Ma il Contratto, per essere serio, dignitoso e rispettoso di tutte le professionalità, deve prevedere, oltre ad una parte normativa qualificata, una parte economica adeguata. Da qui la nostra azione di pressing sul governo, sostenuta dall’ampia mobilitazione di tutto il mondo della scuola, di destinare ai Contratti del pubblico impiego congrue risorse nella prossima Legge di stabilità per il 2017, considerato che i 300 milioni di euro previsti nello scorso anno (n.d.r.: e non spesi), equivalgono ad un ridicolo aumento medio mensile lordo di sette euro pro capite.

Purtroppo la Nota di Aggiornamento al Documento di economia e finanza 2016 (DEF), approvata dal Consiglio dei ministri lo scorso 27 settembre, delude in pieno le nostre aspettative. Le risorse aggiuntive stanziate per il rinnovo dei contratti pubblici per il 2017, sia nella PA che nella scuola, sono di appena 600 milioni di euro. Si tratta, quindi, di 900 milioni complessivi che corrispondono ad un aumento di circa 16 euro lordi mmensili pro capite.

A queste condizioni, e dopo ben sette anni di ritardo, non siamo disposti a sederci al tavolo negoziale.

 

Il rinnovo del contratto è il principale obiettivo dello Snals-Confsal

Sintesi della relazione
del Segretario Generale M.P.Nigi,
di apertura del Consiglio Nazionale

Rinnovare subito il contratto della scuola e del pubblico impiego, scaduto da quasi 9 anni, per valorizzare i lavoratori e per definire l’impegno ad aumentare efficacia ed efficienza dei servizi prestati alla collettività. È l’appello che lo Snals-Confsal lancia dal Consiglio Nazionale in corso dal 18 al 21 aprile in cui presenta le sue proposte per giungere a vere politiche dell’istruzione e della formazione. Il Segretario generale, Marco Paolo Nigi, sottolinea che ci troviamo in una “stagione complessa, nella quale siamo chiamati a difendere, oltre i legittimi interessi dei lavoratori, il valore del dialogo sociale come fattore essenziale di coesione per la società, di democrazia e di rispetto della Costituzione”. Si tratta di una premessa per il rinnovo dei contratti della scuola e di tutto il pubblico impiego per cui al momento si rileva “l’assoluta insufficienza delle risorse rese disponibili dall’ultima legge di stabilità, 300 milioni di euro” per un aumento medio di sette euro mensili e “la campagna di denigrazione cui sono sottoposti, in modo generico e indistinto, tutti i lavoratori del settore pubblico”. Per lo Snals-Confsal – che è “impegnato con le sue idee e la sua forza contrattuale, nella tutela di tutto il personale e nel sostegno allo sviluppo e alla qualità del sistema educativo italiano, dell’università, dell’afam e della ricerca” – “la partita deve giocarsi sia sulla parte normativa sia sulla parte economica” ed è quindi “una responsabilità di tutte e due le parti in campo, come ha detto la Corte Costituzionale in una sentenza che sembra essere sparita dalla memoria del governo, ma non dalla nostra”.

Sul fronte delle politiche della scuola, Nigi sottolinea ancora una volta la “centralità” della funzione docente e la necessità di ridare importanza al lavoro e non alle rendite e alle speculazioni finanziarie. Occorre puntare a un’educazione che sia “coerente con i modelli di senso e orientata ai valori della nostra identità”, spiega, e ribadisce l’importanza della centralità di una scuola seria, di cui si è parlato diffusamente nel convegno organizzato dallo Snals-Confsal lo scorso 29 gennaio, quando nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, a Roma, si sono dati appuntamento esperti e rappresentanti delle istituzioni per discutere di istruzione e rapporto con il mondo del lavoro nonché dell’alternanza scuola-lavoro prevista dalla riforma Giannini. Non bisogna considerare la scuola “ancella del lavoro”, dice Nigi, “perché occorre un livello di cultura di base sempre più alto”, come ha sostenuto il presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo, Silvia Costa, ed è bene che l’alternanza si svolga “in tempi fuori da quelli curricolari” e in “periodi estivi”. La formazione, sottolinea, può venire solo dopo una “solida istruzione, senza la quale non si forma nessuno”. La scuola, peraltro, è oggi chiamata ad affrontare anche una nuova emergenza educativa, come quella che deriva dai nuovi flussi di immigrati e che sta cambiando la composizione delle nostre classi. In Italia, il numero di studenti stranieri è passato da 196.414 nel 2001-2002 (pari al 2,2 per cento della popolazione scolastica complessiva) a 814.187 nel 2014-2015 (9 per cento del totale).

Dal Consiglio Nazionale lo Snals-Confsal fa il punto sulle iniziative contro la legge 107 “per difendere, con più forza, gli interessi della scuola e dei lavoratori, per eliminare le previsioni normative dannose per la scuola e i lavoratori”. “Il dato politico – afferma Nigi – è che questa azione congiunta, delle organizzazioni sindacali più rappresentative della scuola, nasce su una piattaforma costruita sulle idee e sulle proposte dello Snals-Confsal”. “In questo periodo – emerge ancora dalla relazione del Segretario generale -, l’impegno e le azioni hanno riguardato tutte le categorie: i docenti, soprattutto per la questione della mobilità, del comitato di valutazione e del bonus legato al merito, il personale ATA che – come i docenti della scuola dell’Infanzia – è stato escluso dal piano straordinario delle assunzioni, e i dirigenti scolastici. Senza dimenticare i precari, soprattutto quelle tipologie che non solo sono state escluse dalle assunzioni, ma anche dalla procedura di reclutamento tramite un concorso nato sotto il segno dell’arroganza di un governo che si ritiene, a torto, autosufficiente e che rifiuta confronto e dialogo”. Nigi ricorda poi la sottoscrizione dell’iniziativa “Cedolino day”, il cui obiettivo è di documentare l’effettiva retribuzione mensile netta di ciascun dirigente scolastico evidenziando, nel contempo, il suo progressivo decremento, e ”l’opposizione netta, nelle sedi formali e nei contatti informali, alla valutazione dei docenti, su cui ora si attende dai vertici del ministero una risposta chiara. Il prossimo appuntamento ora è per la manifestazione nazionale delle RSU del 28 aprile, a Roma, quando si lancerà anche “una più dura fase di mobilitazione e di lotta sindacale, articolata sul territorio per ottenere un segnale concreto dal governo che dovrà rivedere profondamente il Documento di Economia e Finanza che ora non contiene nulla per il rinnovo dei contratti”.

Infine, Nigi ricorda che il 6 aprile scorso tutte le confederazioni sindacali rappresentative nel Pubblico Impiego, ad esclusione della Cisal, hanno sottoscritto l’ipotesi di Contratto Collettivo Quadro per la definizione dei Comparti di contrattazione e delle relative Aree Dirigenziali per il triennio 2016-2018, ora in attesa di essere sottoposto ai competenti organi di controllo, prima di essere sottoscritto in via definitiva. Le novità più rilevanti dei nuovi 4 comparti, suddivisi in funzioni centrali, funzioni locali, istruzione e ricerca, sanità, sono l’aggregazione dell’università, dell’afam e della ricerca con la scuola e la costituzione di un unico comparto che mette insieme ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici. La Confsal è convinta che comporre un comparto di tutta la filiera dell’istruzione, di vari livelli, e della ricerca potrà sviluppare interazioni strategiche di sistema e nello stesso tempo tenere conto delle specificità contrattuali.

 

 

Il Contratto è strumento indispensabile per lo sviluppo dei servizi pubblici essenziali

Dal discorso del 28 novembre
del Segretario generale della Confsal
Marco Paolo Nigi

“Il contratto è indispensabile strumento di sviluppo dei servizi pubblici essenziali e di equità retributiva, nonché mezzo irrinunciabile per il miglioramento dell’organizzazione del lavoro e della qualità dei servizi pubblici”. Lo ha affermato il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, dal palco allestito in piazza Madonna di Loreto, a Roma, durante la manifestazione nazionale del pubblico impiego di sabato 28 novembre. Secondo Nigi, “le riforme del governo tradiscono la centralità dell’esercizio delle funzioni pubbliche e del lavoro delle Pubbliche Amministrazioni”. In particolare mancano “un piano pluriennale per la formazione; nuovi e funzionali istituti contrattuali; il necessario ricambio generazionale per effetto del blocco pluriennale del turn-over e della mancata stabilizzazione ‘universale’ dei precari”. “Il governo non considera neanche gli effetti delle sue stesse riforme sul mutato stato giuridico e sulle nuove e più complesse prestazioni dei lavoratori pubblici – ha proseguito il numero uno della Confsal -. I provvedimenti di legge di riforma della pubblica amministrazione (Riforma Madia) hanno riguardato le politiche del personale con discutibili invasioni del legislatore in materia contrattuale, quali il demansionamento e la mobilità coatta, con un forte addensamento in uscita dalle province.

La riforma della scuola (Legge 107/2015) ha ridisegnato competenze e ruoli del personale docente e dirigente, ha introdotto nuove regole per la valutazione delle prestazioni, ha messo in atto un piano di assunzioni in ruolo fortemente penalizzante relativamente all’assegnazione delle sedi di servizio e ha precluso la stabilizzazione a larghe fasce di precari con un’operazione di dubbia legittimità, che ha portato ad un ampio e grave contenzioso”.

“Questi e altri interventi legislativi – ha sottolineato Nigi – dovranno essere strutturalmente ‘corretti’ o almeno meritano di essere emendati e raccordati con la normativa contrattuale, sia nel sistema privatistico che in quello pubblicistico. Prevedibilmente si dovranno definire per negoziato istituti contrattuali innovativi, soppesando la complessità delle attuali prestazioni in rapporto alla prevedibile nuova struttura retributiva, da disegnare nella parte fondamentale e in quella accessoria, nei due livelli di contrattazione. Per affrontare tematiche così complesse, sia a livello politico che negoziale, avremmo bisogno di tavoli autorevoli, per competenza, responsabilità e impegno. Riguardo al settore della sanità il governo scarica sui bilanci delle Regioni il costo del contratto per i 600mila lavoratori delle Asl e non risolve la grave questione dell’orario di lavoro e dell’intervallo per il riposo per tutto il personale sanitario, in linea con la normativa europea. L’esecutivo depotenzia il ruolo delle Agenzie Fiscali, pregiudicando così un serio contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, che evidentemente non fa parte del programma governativo”.

La Confsal, “considerata la sterilità dei rari tavoli attivati a palazzo Vidoni, ritiene che sia improcrastinabile l’apertura di tavoli di confronto con il governo collegiale a palazzo Chigi e la conseguente emanazione di chiari atti di indirizzo all’Aran. Noi, da parte nostra, con tutte le federazioni aderenti del pubblico impiego, tra le quali CONFSAL-UNSA, CONFSAL-SALFI, CONFSAL-FIALS, CONFSAL-UNIVERSITA’, CONFSAL-VIGILI DEL FUOCO e CONFSAL-SNALS, saremo pronti per la presentazione di adeguate e mirate piattaforme contrattuali. Intanto, siamo soprattutto impegnati a rivendicare con determinazione e forza il rinnovo dei contratti sulla base di un serio stanziamento finanziario da inserire con emendamento nella legge di stabilità 2016, in sede di iter parlamentare alla Camera dei Deputati. La Confsal da tempo ritiene che le risorse si debbano trovare anche attraverso l’eliminazione degli sprechi, delle inefficienze, delle sovrapposizione di competenze fra istituzioni, enti e uffici che esistono ancora in alcuni settori della macchina pubblica, nonché con un serio contrasto all’evasione fiscale e alla corruzione per effetto dell’invadenza della “cattiva” politica nelle pubbliche amministrazioni centrali e territoriali. C’è soprattutto da sottolineare – ha rilevato ancora Nigi – che siamo addirittura arrivati al punto che il governo non ha rispettato la sentenza n° 178 del luglio 2015 della Consulta della Corte Costituzionale, che ci ha costretti a presentare il 27 novembre scorso un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per la mancata apertura delle trattative all’Aran per il rinnovo dei contratti di lavoro di oltre 3 milioni di lavoratori pubblici. L’auspicio di tutti noi è che governo e Parlamento tengano conto della pressante rivendicazione di questa piazza che rappresenta oltre 3 milioni di lavoratori da sei anni privati da un sacrosanto diritto: il rinnovo del contratto di lavoro.

Nigi: se il governo non comprende l’importanza del lavoro pubblico non solo discrimina 3 mln di lavoratori, ma lascia più soli e più poveri tutti i cittadini

La Confsal era presente
alla manifestazione del 28 novembre
insieme con le sue federazioni
del pubblico impiego

“L’importanza sociale del lavoro pubblico e della professionalità espressa dai suoi lavoratori non è tenuta per nulla in considerazione da questo governo. Al contrario, su di essa viene gettato continuo discredito provocando avvilimento e un sempre più forte senso d’ingiustizia. Basti dire che il rinnovo contrattuale è atteso da più di 6 anni, per l’esattezza da 74 mesi”. Così il segretario nazionale della Confsal, Marco Paolo Nigi, dal palco della manifestazione nazionale per il pubblico impiego organizzata dalla CONFSAL insieme con CGIL, CISL, UIL e FGU.

“Non ci si rende conto dell’importanza del lavoro svolto dai pubblici uffici, lavoro che accompagna ciascuno di noi per l’intero arco della vita, dalla nascita alla morte passando per l’asilo nido, la scuola, l’università, il servizio sanitario nazionale, la sicurezza, il soccorso, la pensione e quant’altro – ha detto ancora Nigi – . Se oggi in Italia possiamo ancora parlare di una società ‘abbastanza civile’ lo dobbiamo anche a questi 3 milioni di lavoratori, in genere mal pagati, pochissimo considerati e sempre più penalizzati nell’esercizio dei loro diritti, anche costituzionali. Se il governo non lo comprende fino in fondo, allora non solo discrimina questi lavoratori, ma lascia più soli e più poveri tutti i cittadini” ha concluso il segretario generale della Confsal.



La Confsal era presente alla manifestazione insieme con le sue federazioni del pubblico impiego: Confsal-Snals (scuola, ricerca e afam); Confsal-Fials e Anpo-Ascoti-Fials-medici (sanità); Confsal-Unsa, Confsal-Salfi, Confsal-Parastato (funzioni centrali); Confsal-Fenal (servizi pubblici locali); Confsal-Vigili del fuoco (sicurezza e soccorso); Confsal-Snals-Cisapuni (università); Confsal-Privato sociale.

 

Pubblico impiego – Contratto subito

sigle sindacali unitarie

Contratto subito per scuola, sanità,
funzioni centrali, servizi pubblici locali,
sicurezza e soccorso, università,
ricerca, AFAM, privato sociale

28 novembre manifestazione nazionale
di tutti i settori dei servizi pubblici

“Retribuzione, innovazione, professionalità, qualità e produttività per i cittadini” i lavoratori di tutti i servizi pubblici del Paese saranno in piazza insieme con le federazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil, Confsal e Gilda per chiedere al governo, dopo sei anni di attesa e due rinnovi persi, un contratto vero per gli oltre 3 milioni di lavoratori pubblici. Ma anche per dare voce al disagio dei 700mila addetti di terzo settore e privato sociale.

Con lo slogan “Pubblico6Tu, ContrattoSubito”, oltre 20 sigle in rappresentanza di scuola, sanità, funzioni centrali, servizi pubblici locali, sicurezza e soccorso, università, ricerca, AFAM e privato sociale, manifesteranno sabato 28 novembre in piazza Madonna di Loreto a Roma. Migliaia di lavoratori da tutto il Paese sfileranno da piazza della Repubblica, dove alle ore 12 è previsto il concentramento, fino a piazza Venezia nelle cui vicinanze sarà allestito il palco per i comizi.

“Manderemo un messaggio forte a questo governo: se davvero vuol cambiare il Paese non può lasciare i settori e servizi pubblici a un destino di abbandono. Scuola, salute, conoscenza, sicurezza, prevenzione, welfare, integrazione, sostegno alle persone e alle imprese: servono investimenti in ricerca, innovazione e competenze per rimettere in moto la più grande azienda del paese. Solo attraverso il contratto, e non con le imposizioni legislative, si produce il vero cambiamento: vogliamo risposte sulle risorse per i contratti e liberare dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici, nell’interesse generale di lavoratori e cittadini”.

I Sindacati puntano il dito contro l’aumento “mancia” previsto da una legge di Stabilità “che per i lavoratori pubblici opera scelte sbagliate, così come i provvedimenti del governo sulla scuola e sulla Pa: tante norme e poca attenzione al lavoro di chi ogni giorno, con impegno e fatica, è in prima linea per dare un buon servizio alle comunità. Zero considerazione, zero formazione, zero partecipazione e zero contratti. Il tutto senza risposte né per i precari né per l’occupazione, viste le nuove intollerabili misure che bloccano il turn over”.

Per i Sindacati “il contratto da rinnovare subito è un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori, come la garanzia di servizi nuovi, avanzati e veloci lo è dei cittadini. La sola via è riaprire la contrattazione, per questo saremo in piazza a Roma il 28 novembre. E non ci fermeremo finché non avremo le risposte che i lavoratori e il Paese si aspettano e meritano”.

sigle sindacali unitarie

 

I Sindacati presentano le linee comuni per il rinnovo del contratto

sigle sindacali unitarie

SNALS Confsal, FLC Cgil, CISL e UIL
presentano insieme le loro linee
per rinnovare il contratto della scuola

FLC Cgil CISL Scuola UIL Scuola SNALS Confsal congiuntamente presentano le loro linee rivendicative comuni per rinnovare il Contratto della Scuola.

Portando a sintesi i contributi emersi nei tanti momenti di confronto fra le organizzazioni e con i lavoratori, all’interno di un percorso di mobilitazione da tempo avviato e che li vede oggi impegnati con precisi obiettivi e scadenze, a partire dalla manifestazione del 28 novembre, i sindacati hanno definito un documento che traccia le linee comuni di orientamento per la costruzione di una piattaforma per il rinnovo del CCNL che insieme stanno rivendicando.

Il documento viene proposto come traccia di riferimento per il dibattito che ciascuna sigla svilupperà al suo interno e per i momenti di attivo coinvolgimento della categoria con percorsi, modalità e strumenti che potranno essere ad ogni livello unitariamente individuati.

I contenuti proposti sono in linea con gli obiettivi più volte al centro delle iniziative assunte unitariamente rispetto soprattutto alle tante criticità della legge 107, in particolare per quanto riguarda le materie che si punta a recuperare pienamente e legittimamente all’ambito della disciplina contrattuale.

I Sindacati della scuola, ribadendo la centralità del negoziato come strumento, costituzionalmente previsto, di innovazione e miglioramento del servizio scolastico oltre che di tutela del lavoro, collocano le loro rivendicazioni in una dimensione europea.

Pur coi necessari adeguamenti alla situazione nazionale, propongono più Europa, in materia di retribuzione, orario, valutazione, carriera.

Le linee di orientamento comuni per il Contratto, presentate dai Sindacati Scuola, esprimono quanto il movimento unitario ha posto all’attenzione di tutti in questi ultimi mesi e affrontano la questione scuola come questione nazionale, vero fulcro per la crescita civile culturale economica del Paese, che né la società civile né la società politica possono più eludere.

Tali linee saranno oggetto da subito di una campagna diffusa e capillare di confronto con i lavoratori ai fini di condividerne e approfondirne i contenuti.

Per ragioni legate alle specifiche modalità previste dal suo Statuto in materia di elaborazione delle piattaforme contrattuali, Gilda Unams non compare tra le sigle che sottoscrivono il documento, pur confermando il pieno coinvolgimento nelle azioni di mobilitazione con le stesse condivise.

Roma, 16 novembre 2015

sigle sindacali unitarie

LINEE COMUNI DI ORIENTAMENTO
PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DELLA SCUOLA

Riaffermiamo il valore del Contratto Collettivo come strumento essenziale di riconoscimento e tutela dei diritti dei lavoratori.

Il Contratto consente fra l’altro al lavoratore di esercitare concretamente il diritto “a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art 36 Cost.).

Occorre pertanto confermare la contrattualizzazione piena del rapporto di lavoro e procedere subito al rinnovo dei contratti di lavoro nel settore pubblico, come impone anche il recente pronunciamento della Corte Costituzionale.

Recupero del salario perduto

Il potere d’acquisto degli stipendi dei lavoratori del comparto scuola, dopo 6 anni di mancato rinnovo del Contratto, ha perso, rispetto all’inflazione, in termini nominali, 220 euro su base mensile, quindi per recuperare la perdita per il periodo 2010-2015 occorrerebbe un aumento retributivo medio mensile di pari entità. Gli stipendi del comparto scuola risultano ridotti anche in termini reali, infatti, secondo il Conto Annuale, la retribuzione media annuale del comparto scuola del 2013 (ultimo dato disponibile) risulta ridotta di 1.100 euro rispetto al 2009.

Nella comparazione con le retribuzioni del personale degli altri Paesi dell’area Euro, gli stipendi sono tra i più bassi: dietro l’Italia solo la Grecia e l’Estonia.

Si tratta di una vera e propria emergenza stipendiale del personale della Scuola.

Da questi dati bisogna partire per avanzare una proposta di incremento salariale e per recuperare la perdita relativa.

È necessario dare a chi lavora nella scuola dignità sociale e retributiva; eventuali meccanismi volti a rinnovare e valorizzare le professionalità devono essere sostenuti da un ampio consenso anche per assicurarne la miglior efficacia. L’obiettivo di avvicinare i salari del personale della scuola italiana alla media dei colleghi europei potrebbe, tenuto conto dell’attuale situazione economica, essere conseguito progressivamente attraverso due contratti.

Va ribadita comunque la centralità della progressione salariale tramite gli scatti di anzianità, in quanto valore aggiunto professionale basato sull’esperienza maturata sul campo.

Il Contratto e le leggi già approvate

Il nuovo Contratto non può non fare i conti con ciò che è già avvenuto con gli interventi legislativi degli ultimi Governi, che si sono succeduti dal 2009, e che hanno sottratto alla contrattazione contenuti che necessariamente sono darecuperare, riportando alla negoziazione temi importanti fatti oggetto di norme di legge.

L’obiettivo è ripristinare il primato del Contratto, relativamente alle materie attinenti la regolazione delle condizioni di lavoro e l’esercizio della funzione docente, fatte impropriamente oggetto di interventi legislativi.

Ad esempio non è accettabile che ci siano norme come quella sul limite della durata dei contratti a termine introdotta dalla legge 107 al comma 131 che, anziché punire l’abuso del datore di lavoro, sanziona il lavoratore impedendogli di lavorare dopo 36 mesi di servizio. A ciò si aggiunga quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la sentenza 178/2015 in materia di tutele e relazioni sindacali che la legge 107 sulla scuola vorrebbe annullare con il comma 196 (Deroghe).

L’invasività delle leggi degli ultimi 7 anni in materia di salario, contratto, profili, ha creato una tale sovrapposizione di istituti contrattuali e normativi che spesso è fonte di contenzioso e di cattivo funzionamento nelle scuole. È necessaria una corposa revisione normativa in modo che la fonte contrattuale sia un punto di riferimento chiaro per il personale in tema di doveri, opportunità e diritti, affinché questi ultimi siano pienamente esigibili.

Specificità della professionalità docente

Ogni discorso che si fa sulla professionalità docente deve partire da uno sguardo europeo che le OO.SS. condividono pienamente, con i normali adattamenti al contesto italiano.

Gli elaborati, infatti, congiunti delle parti sindacali e imprenditoriali europee parlano di valutazione del sistema e del personale sulla base di criteri assai convincenti: condivisione, trasparenza, progressività, inclusività, coerenza.

Il tema da porre con gradualità e con coraggio è quello di una valutazione che escluda la competizione e valutazioni arbitrarie delle prestazioni. Noi chiediamo che la valutazione sia invece centrata sulla valorizzazione della collegialità e dell’impegno per il miglioramento della scuola. Valutazione, dunque, come certificazione di collegialità e di impegno, ad accesso universale, che abbia a riferimento la didattica e gli obiettivi formativi comportando non solo compensi a carattere accessorio ma progressioni accelerate da riconoscere oltre l’attuale progressione per sola anzianità; quest’ultima va mantenuta, come avviene nella quasi totalità dei Paesi Europei.

Occorre a tal fine fare riferimento a criteri nazionali, certificazione territoriale o di scuola fatta da organismi collegiali competenti (non genitori e studenti) a composizione mista (con membri interni alla scuola dove si presta servizio ed esterni ma provenienti dal mondo scolastico).

In ogni caso tale materia, con le risorse – necessariamente di carattere aggiuntivo – ad essa correlate, ivi compresi i 200 milioni di euro della legge 107/2015, va ricondotta interamente all’interno della contrattazione nazionale.

Carriera correlata alla funzione unica docente.

L’unicità della funzione docente è connessa alla funzione istituzionale della scuola nel quadro costituzionale del nostro Paese, che non può essere ridotta a un “semplice” servizio a domanda individuale.

La scuola, attraverso un’istruzione di qualità e la serietà degli studi, offre a tutti i giovani cittadini gli strumenti di accesso al sapere e riconosce il merito, l’impegno e le competenze acquisite, in tutti i livelli di istruzione, assolvendo a una precisa funzione dello Stato.

Per questo la funzione docente va intesa sia nell’accezione di una sola figura professionale accreditata scientificamente e socialmente, svolta nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria, nella scuola secondaria, sia nell’accezione di un ruolo senza gerarchie interne, che può prevedere incarichi “di compito” che la scuola dell’autonomia alla luce dei contratti e delle leggi, si dà.

Trasparenza sui carichi e sull’orario di lavoro

C’è un aggravio di lavoro, non riconosciuto, a causa degli interventi normativi e ordinamentali che hanno contribuito a rendere più pesante e complesso il lavoro nella scuola. L’emersione dell’orario di lavoro e la sua codificazione è questione cruciale per dimostrare in maniera trasparente quanto affermano i dati OCSE: le ore annualmente lavorate dai docenti italiani sono nella media dei Paesi OCSE e comunque in Italia si fanno più ore che in Finlandia e in Francia.

Specificità della professione ATA

L’offerta formativa nella scuola della autonomia non riguarda solo la didattica, ma coinvolge e chiama in causa l’organizzazione complessiva della scuola e tutte le componenti dell’istituto. Per questo va richiesta, tramite il contratto, la partecipazione di queste figure, già oggi a pieno titolo rappresentate nei Consigli di Istituto, in tutti i momenti in cui si decide l’organizzazione della scuola (commissioni pof, sicurezza, viaggi di istruzione, ecc).

È necessario far emergere la specificità delle funzioni Ata che si svolgono sia nelle segreterie, sia nei laboratori sia negli spazi della scuola a contatto diretto con i minori in formazione (caso unico nella PA) in collaborazione con la docenza e la dirigenza scolastica, ivi compresa la condivisione dei profili di responsabilità nella vigilanza sugli alunni.

Per questo riteniamo significativo avanzare la richiesta di retribuzioni adeguate alla specificità del lavoro scolastico e all’accresciuta professionalità di DSGA, Assistenti amministravi e tecnici e collaboratori scolastici.

Vanno inoltre riattivati attraverso il contratto i canali di mobilità professionale tra aree e profili.

Relazioni sindacali
La contrattazione decentrata e le funzioni delle RSU

Si deve riaffermare la funzione equilibratrice e di garanzia in tutto il territorio nazionale del Contratto Nazionale di Lavoro.

Ciò è in coerenza con la difesa dei due livelli contrattuali attraverso l’estensione della contrattazione decentrata e il rafforzamento, in particolare, della funzione contrattuale delle RSU.

In questo quadro va ribadito che deve essere materia di contrattazione di livello scolastico l’intera materia dell’organizzazione del lavoro, soprattutto alla luce della gestione dell’Organico Potenziato introdotto dalla legge 107. Come, con tutta evidenza, è sempre il Contratto la sede più idonea a trattare e a regolare i processi di formazione del personale, in quanto connessi ai mutamenti legislativi, di ordinamento e di innovazione organizzativa e didattica e pertanto legati alla dimensione collegiale del lavoro nel contesto di ogni singola scuola autonoma.

Da ciò la necessità di ridefinire regole certe nelle relazioni sindacali integrative, sia a livello ministeriale (centrale e periferico), sia a livello di istituzione scolastica.

Inclusività ed equiparazione dei diritti

Il tema dell’equiparazione dei diritti del personale precario non è rinviabile. La Sentenza della Corte di Giustizia Europea ha messo un punto fermo sull’equità della retribuzione a parità di prestazione laddove si afferma che se il datore di lavoro impegna un lavoratore con un contratto a carattere temporaneo per più di 36 mesi è segno che le sue esigenze sono stabili. Pertanto il cosiddetto lavoratore precario ha diritto alla stabilità.

Il Contratto è lo strumento per ricomporre le varie tipologie lavorative, per riconoscere, includere e tutelare, a partire dalla parificazione di diritti e regole retributive fra personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato. In tale prospettiva si colloca la richiesta di estensione della Card anche al personale con contratto a TD.

Formazione

È necessario istituire un sistema nazionale di formazione in servizio capace di mettere in moto meccanismi virtuosi e di costante miglioramento della dinamica tra insegnamento e apprendimento, ricerca e sviluppo, prestazione lavorativa e qualità dei servizi erogati.La formazione in servizio deve rappresentare un obbligo per l’amministrazione e un dovere per l’insegnante in modo da diventare il fondamento su cui incentrare lo sviluppo professionale dell’intera vita lavorativa. Principio che vale anche per gli ATA.

Il valore della condivisione

Considerata la natura peculiare di un servizio la cui miglior efficacia è assicurata dal concorso di tutte le professionalità in esso operanti, nel contesto di una comune e condivisa assunzione di responsabilità nella progettazione del lavoro, nella sua gestione e nella sua valutazione, qualsiasi decisione che comporti implicazioni su questi versanti (progressione della carriera, valutazione certificata del lavoro e dell’impegno) dovrà fondarsi su processi di attivo coinvolgimento della categoria.

Roma, 16 novembre 2015

sigle sindacali unitarie